DIPENDENZA DAL GIOCO ON-LINE, VIDEOGAMES O VIDEOGIOCHI

 

Sembra che in molti, anche adulti, non riescano a fare a meno di giocare al PC, con lo smartphone ecc., come innamorati cercano di non staccarsi mai dall’amata macchina. Se ad essere “innamorato” dello strumento informatico è un giovane, non è insolito che si verifichi un calo di rendimento o addirittura il “rifiuto” scolastico, che si riduca – quando non si azzeri – il rapporto con il mondo reale. Per evitare di essere disturbato, il giocatore si rintana nella sua “alcova”, e guai a entrare! Facilmente egli reagisce aggressivamente o allontanando chi (genitori, familiari, partner, insegnanti) tenta di frapporsi o di ostacolarlo. Chi convive con persone che mettono in atto questi comportamenti, quando si rende conto di quello che sta accadendo, sperimenta un senso di impotenza che può sfociare in frustrazione, rabbia, rassegnazione. La forza di quella “storia d’amore” tra i loro ragazzi/amici/partner/studenti e la macchina, giorno dopo giorno, sembra vincere su tutto e tutti.

 

Le dimensioni del gioco online e i suoi effetti

Il giocatore assiduo nel tempo perde (benessere, soldi e affetti) e solo raramente ha chiaro ciò che gli accade. Gli effetti negativi, invece, sono vissuti e percepiti da chi sta loro intorno, che spesso non sa come arrestare il declino del familiare. Le dimensioni assunte dal fenomeno, l’età dei soggetti (sempre più giovani), l’invalidazione dichiarata e/o osservata da chi ne soffre e dai familiari sono stati i segnali che hanno attirato l’attenzione degli studiosi sul gaming o dipendenza da videogiochi, fino a ufficializzarne lo stato patologico.

 

Quali sono i sintomi della dipendenza del gioco online?

Da una ricerca condotta su un campione di circa settemila persone (tra cui minorenni), che in alcuni casi trascorrevano fino a venti ore di fronte allo schermo a giocare, è stata dimostrata:

  • difficoltà nel condurre una vita sociale normale,
  • disturbi del sonno e dell’attività cerebrale i fastidi più frequenti.

La ricerca ha provato che giocare in rete crea dipendenza. Grüsser (2007) afferma: «L’uso di giochi per il computer su Internet crea una “memoria del piacere” nel cervello, che dà dipendenza come accade per alcol e droghe leggere». I sintomi più frequenti osservati, infatti, anche in questi casi sono: agitazione, tremore e ansia. Inoltre, talvolta, forse anche per aumentare le proprie prestazioni, i giocatori assumono sostanze (Grüsser et al., 2007) e così facendo finiscono per complicare la situazione.

 

Quali sono i sintomi della dipendenza da giochi online descritti sul dsm-V?

I sintomi della dipendenza da giochi online descritti sul dsm-V sono vari. In questo manuale diagnostico la dipendenza dai giochi on-line o l’Internet Gaming Disorder è definito come l’uso ricorrente e persistente di Internet per giocare, spesso insieme ad altre persone, che porta a un disagio clinicamente significativo identificato da una serie di sintomi presentati nell’arco di dodici mesi.

I sintomi relativi alla dipendenza da gioco online in esso elencati sono:

  • pensieri ossessivi volti all’attività di gioco fatte e da farsi;
  • il gioco on-line diventa l’attività quotidiana predominante;
  • irritabilità,
  • ansia o tristezza se viene impedito di giocare;
  • aumento graduale e progressivo del tempo di gioco;
  • incapacità di esercitare volontà e controllo sull’attività di gioco che annulla interessi, hobby ecc.;
  • reiterazione nonostante la consapevolezza dei problemi psicosociali creati dall’assiduità nel gioco; menzogne sul tempo speso a giocare; iterazione del gioco per evadere, per evitare sentimenti, pensieri o umori negativi; trascuratezza di se stessi e degli altri (partner, lavoro, scuola ecc.) fino a comprometterne le relazioni.

 

Come si può intervenire nei casi di dipendenza da gioco online?

Nei casi di giocatori molto giovani e adolescenti, il più delle volte sono i genitori che chiedono aiuto per gestire il figlio che potrebbe anche rifiutarsi di venire in terapia.

Sono in aumento, però, anche le richieste per trattare adulti. Questi ultimi, di solito, sono maschi oltre i trent’anni con seri problemi relazionali, isolati al punto da non uscire di casa; possono essere studenti, inoccupati o lavoratori, che spesso convivono con la famiglia di origine. Soggetti delusi profondamente dalla realtà che vivono (Wood, Williams, 2007). Il gioco, scoperto già molti anni prima, che all’inizio dava piacere ed entusiasmava, progressivamente, però, diviene sempre più uno strumento e un tentativo per sopportare la realtà solitamente ritenuta ingiusta e/o sbagliata. Il virtuale per loro rappresenta la realtà e non l’alternativa al mondo, lì essi espongono paure, dolore, rabbia: emozioni scaturite dall’incapacità di iniziare a fare per dar vita al sogno adolescenziale, che andando avanti diventa sempre più sfocato.