BLOCCO DELLE PERFORMANCE, PAURA DEL FALLIMENTO

Come fare per superare la paura del fallimento o ansia da prestazione, conseguenti al blocco delle performance?

Chi ha la paura del fallimento “non risica, e per questo non rosica”.

Chi ha paura di fallire, sente di essere bloccato ed evita. Ciò, sebbene faccia sentire salvi nell’immediato, finisce per inficiare negativamente sulla performance futura, che riattiverà l’ansia da prestazione. Chi ha paura di fallire, allora, per evitare questa spiacevole sensazione, nel momento cruciale reitera con l’evitamento. Tuttavia, di solito, nella fase preparatoria cercherà di fare meglio e/o di più; aumentano: impegno, sforzi, attenzioni. Questo, da una parte alimenta il desiderio di far bene, le aspettative e l’ottimismo; ma così facendo, dall’altra parte si spiana il terreno alle delusioni.

L’ansia temporaneamente messa a tacere durante la fase della preparazione, al momento di mettersi in gioco si ripresenta con tutta la sua veemenza, per cui si reitera con ciò che ha fatto sentire sollevati: l’evitamento. Si crea un circolo vizioso: evitamento che alimento evitamento.

A questo punto non si vince perché non si gioca.

Come trattare la paura del fallimento che porta al blocco delle performance e all’ansia da prestazione?

La paura del fallimento che ci blocca nelle performance può riguardare vari contesti: il lavoro o le attività quotidiane, lo sport o le attività fisiche, lo studio, la creatività, ecc.

Il blocco delle performance, in generale, si riferisce ad un ostacolo o a un rallentamento nelle prestazioni di un sistema o di un processo. Potrebbe indicare un atleta o un individuo che vede la diminuzione delle sue prestazioni fisiche a causa di affaticamento, lesioni o altri fattori; potrebbe riguardare artisti (musicisti, attori, ecc.) con difficoltà nel produrre il loro lavoro in modo efficace o soddisfacente; può accadere che persone coinvolte in attività creative o intellettuali sperimentino difficoltà a generare idee o produrre lavoro di qualità.

 

Che cos’è il blocco delle performance

Chi ha il blocco delle performance o ansia da prestazione, in genere, non accetta di fare errori e cerca di fare perfettamente, si intestardisce per dare il meglio di sé. Così facendo, aumenta la sua attenzione, si stressa e più facilmente finisce per errare o fallire; cercando errori, li trova. Tutto ciò conferma di essere uno bloccato, incapace di ripetere le performance precedentemente eseguite.

Si innesca un circolo vizioso, che può essere interrotto, inizialmente chiedendosi “cosa farei se volessi peggiorare la mia situazione?”. La risposta a questa domanda di solito fa scoprire che la situazione è peggiorata, per cui peggiorerebbe ancora, agendo come s’è fatto fino a quel momento. Poi, si chiede di fare la fantasia peggiore. Allora emerge che il peggio è quello che si sta costruendo con quel comportamento messo in atto: cercare la perfezione, fare sforzi per evitare errori. Perciò, di fronte a questo dato, diventa logico cercare volontariamente di compiere qualche piccolo errore insignificante, avvicinarsi gradualmente alla situazione temuta, avere un rifiuto. Dopo un po’ diventa chiaro che per apprendere bisogna fallire, per cui il fallimento diventa parte del processo, diventa parte della creatività, diventa un modo per apprendere. Cambia la percezione del fallimento: da qualcosa da evitare diventa qualcosa da accettare, poiché parte del processo di crescita. Il fallimento diventa un passo verso il successo, anziché una sconfitta, esso insegna e orienta verso nuove opportunità.

 

Chi soffre del blocco delle performance e d’ansia da prestazione?

Tra i blocchi più comuni si identificano diverse situazioni:

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può riguardare il perfezionista che, costantemente alla ricerca delle condizioni ottimali per raggiungere il successo, finisce per non concludere mai. Per il perfezionista la continua ricerca della perfezione diventa un ostacolo insormontabile.

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può riguardare l’atleta che, nonostante sia dotato delle capacità necessarie per competere e vincere, si ritira o non riesce a esprimere appieno il proprio potenziale.

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può riguardare lo studente che ad un certo punto della sua carriera, anche studiando con impegno, non riesce più a superare gli esami. Sebbene possa essere ben preparato, il timore del fallimento rappresenta l’unico ostacolo che impedisce di affrontare le responsabilità e di evitare l’eventuale insuccesso. Questa situazione, naturalmente, scoraggia ulteriormente lo studio.

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può riguardare il venditore che, nonostante possieda un prodotto o un servizio valido, non riesce più a venderlo a causa dell’insorgenza dell’incapacità di comunicare in modo convincente con il potenziale cliente.

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può riguardare la persona di successo terrorizzata all’idea di parlare in pubblico, un’attività che precedentemente svolgeva con disinvoltura.

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può riguardare quei dirigenti che, siccome evitano di delegare per avere il controllare di ogni aspetto, finiscono per sperimentare inevitabilmente il fallimento della leadership a causa della mancanza di fiducia nella delega, elemento fondamentale per guadagnare la fiducia dei collaboratori.

Il blocco delle performance o ansia da prestazione può essere di natura: relazionale, sessuale o emotiva. Nelle relazioni sentimentali, si tratta di coloro che, per evitare di mettersi in gioco con persone che considerano al di sopra della propria portata, si rifugiano in relazioni più rassicuranti e inoffensive, per poi lamentarsi della mancanza della persona giusta. Spesso, il blocco è causato dall’inesperienza, dalla mancanza di conoscenza su come affrontare determinate situazioni o dalla scarsa fiducia in se stessi dovuta al senso di inadeguatezza, che scatena la paura del fallimento.

Una persona col blocco delle performance o ansia da prestazione non agisce o non rende come potrebbe.

In queste situazioni, spesso, sono proprio i tentativi messi in atto per risolvere, ciò che sembra aiutare nell’immediato, che rischiano di aumentare il blocco.

I tentativi di risolvere il problema messi in atto da chi soffre di blocco delle performance o ansia da prestazione che possono contribuire al persistere o all’aggravarsi del problema sono:

Evitamento: Evitare situazioni che causano ansia può sembrare un sollievo temporaneo, ma nel lungo termine contribuisce a rinforzare il timore, facendo sì che la persona eviti sempre più situazioni simili.

Controllo: L’eccessivo controllo può generare ulteriore ansia, poiché la persona cerca di gestire ogni aspetto della situazione temuta. Questo può portare a una sensazione di incapacità nel gestire eventuali imprevisti.

Parlare con persone vicine non competenti: Anche se con buone intenzioni, parlare con persone che non hanno una comprensione approfondita del problema può portare a consigli generici o superficiali che non affrontano la radice del problema.

Chiedere aiuto e cercare rassicurazioni: Dipendere costantemente dagli altri per ottenere rassicurazioni può contribuire a una dipendenza emotiva e non affronta le cause sottostanti dell’ansia.

Mettersi alla prova: Forzarsi in situazioni che causano ansia senza un approccio graduale e supportato può aumentare il senso di fallimento e peggiorare l’ansia.

Razionalizzazione e ricerca di informazioni: Anche se raccogliere informazioni può essere utile, eccessive razionalizzazioni e ricerche possono trasformarsi in una forma di procrastinazione e non affrontare direttamente la paura.

 

Blocco delle performance o ansia da prestazione: la paura di fallire

La paura di fallire e l’ansia da prestazione possono influenzare vari aspetti della nostra vita. Spesso, quando sperimentiamo un insuccesso iniziale, sorge il dubbio sulla nostra abilità e la preoccupazione che ciò possa ripetersi. Nonostante i nostri sforzi per rimediare, talvolta ci rendiamo conto che i tentativi non portano a soluzioni concrete.

Chi soffre di ansia da prestazione, simile a chi ha fobie, può ritrovarsi intrappolato in un circolo vizioso di pensieri negativi come “non sono pronto” o “non sono sicuro, lo farò la prossima volta”. Questi pensieri alimentano comportamenti di evitamento, che a loro volta rafforzano l’ansia e la paura di non farcela, allontanandoci sempre di più dai nostri obiettivi.

In questo contesto, sorge il desiderio di controllare ogni dettaglio, di essere estremamente preparati e di avere un controllo assoluto sulla situazione. Tuttavia, questo approccio spesso porta a una sensazione di artificialità, trascurando aspetti importanti e generando ulteriore ansia. La ricerca dell’auto-controllo può trasformare ciò che dovrebbe essere naturale in qualcosa di costruito e innaturale.

L’intenzione di impegnarsi di più o di essere più rigorosi con se stessi, nella speranza di essere più preparati la prossima volta, può invece trasformare un’attività piacevole in un’esperienza tormentata. L’eccessivo impegno può portare a un circolo vizioso di ansia e ripetizione degli errori.

Parlare con gli altri, che siano parenti, amici, colleghi o perfetti sconosciuti, può essere un tentativo di trovare comprensione, sollevare un peso o cercare aiuto. Tuttavia, spesso ci si accorge che gli altri non comprendono appieno la situazione e non si riesce a trovare la forza interiore necessaria per affrontare la sfida.

 

Come affrontare il blocco delle performance o ansia da Prestazione?

Un Approccio efficace ed efficiente che consente il superamento del blocco delle performance o ansia da prestazione in tempi brevi (mediamente meno di 10 sedute) è quello praticato presso l’OCD Clinic di Ancona dal dr. Ph.D. Matteo Papantuono.

Attraverso tecniche e strategie focalizzate messe a punto presso la scuola di terapia breve strategica del prof. Giorgio Nardone, nella maggior parte dei casi, questo problema è superato in un breve lasso di tempo, senza mai più ripresentarsi.

Negli ambiti sportivi e aziendali di élite, è ampiamente riconosciuto che atleti di spicco e top manager utilizzino una varietà di tecniche, tra cui respirazione, yoga, meditazione, e ipnosi, per ottimizzare le loro performance. Tuttavia, non esiste ancora un modello universalmente applicabile e efficace che produca risultati concreti al momento desiderato.

La verità fondamentale è che per vincere, è necessario trasformare la mente; il successo è una scelta consapevole. I grandi campioni comprendono che la chiave del successo risiede nel gioco mentale, il quale possiede un potere straordinario. Emerge chiaramente che l’unica costante in questo mondo è il cambiamento (vedi: cavalcare l’onda del cambiamento di Papantuono e Portelli, 2023).

L’approccio terapeutico che sfrutta in modo unico questa costante, rifacendosi ai costruttivisti della scuola di Palo Alto, alle tecniche di ipnosi di Milton Erickson e agli stratagemmi dell’antica filosofia Cinese, ha elaborato tecniche e strategie per utilizzare il cambiamento intrinseco presente in ogni individuo. Questo approccio garantisce prestazioni elevate nei settori sportivi, aziendali e manageriali.

Per coloro che desiderano superare il blocco delle performance, i disturbi legati all’ansia da prestazione o, semplicemente, trasformare i propri limiti in risorse per migliorare le performance in qualsiasi ambito, l’approccio strategico breve offre modalità di intervento particolari. Queste modalità forniscono strumenti concreti e risultati tangibili già dopo poche sedute, senza la necessità di indagare approfonditamente sul “perché” del problema.

L’approccio strategico breve si sviluppa seguendo due vie parallele:

Tecniche Specifiche per Affrontare la Paura e Ridurre l’Ansia

Sono implementate tecniche mirate a contrastare la paura e a ridurre l’ansia.

Personalizzazione delle Tecniche in Base alle Caratteristiche del Blocco

Sviluppo di tecniche ed esercizi adatti alle specifiche caratteristiche del blocco, che la persona metterà in pratica tra un incontro e l’altro.

Gli incontri, generalmente, si svolgono ogni due settimane, e l’esperienza indica che lo sblocco nella maggior parte dei casi avviene entro la seconda o terza sessione.

 

Esempio di un caso trattato: Gestione della paura di parlare in pubblico

Una donna manager ha assistito al collasso di un collega durante un discorso pubblico a causa di una crisi d’ansia. Da quel momento, ha sviluppato una profonda paura di trovarsi nella stessa situazione e ha manifestato terrore nel parlare in pubblico.

Il principio guida per affrontare questa ansia consiste nel comprendere che il tentativo di controllare le proprie funzioni fisiologiche può portare a un ulteriore squilibrio anziché al controllo desiderato.

La soluzione proposta in questo caso è stata quella di spostare l’attenzione della donna durante le sue performance pubbliche da un eccessivo controllo di sé a un altro fenomeno. Le è stata impartita una semplice prescrizione da seguire alle prossime presentazioni in pubblico, specialmente durante convention manageriali.

Prima di iniziare la presentazione, le è stato consigliato di dedicare l’ora precedente a rievocare le peggiori fantasie e paure connesse alla sua performance. In questo modo, concentrando l’ansia iniziale, si prevede che essa diminuirà notevolmente durante l’esposizione. Al momento di parlare, le è stato suggerito di dichiarare apertamente ai colleghi: “Cari colleghi, desidero scusarmi in anticipo se durante questa presentazione potrò mostrare segni di imbarazzo, sudorazione o perdita del filo del discorso. Sono molto emozionata.” Successivamente, è stata incoraggiata a procedere con la sua relazione senza ulteriori preoccupazioni.

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