SHOPPING COMPULSIVO ON-LINE

Possedere oggetti di valore, poter spendere soldi sembra faccia sentire agiati e facoltosi. Dà l’idea di essere ricchi. Poter acquistare l’oggetto del desiderio gratifica. Oggi, le nuove tecnologie agevolano tutto questo con il rischio di portarlo all’eccesso fino a renderlo una compulsione.

 

Cos’è lo shopping compulsivo online?

La sindrome da acquisto compulsivo on-line, per gli anglosassoni l’On-line Compulsive Shopping o l’On-line Shopaholism, è caratterizzata da un desiderio compulsivo di fare acquisti, concretizzato e facilitato dal mezzo tecnologico. Fu lo psichiatra Emil Kraepelin (1915) a identificare lo shopping compulsivo, che ai suoi tempi ovviamente avveniva in modalità off-line, come un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie crisi di acquisto, una forma di mania delle spese.

Come si manifesta la mania dello shopping compulsivo?

I soggetti con la mania dello shopping compulsivo, inizialmente, comprano per il piacere che si ricava da un nuovo acquisto e per il piacere di possedere. In seguito, riportano uno stato di tensione crescente e il desiderio di comprare che diventa un impulso irrefrenabile. Infatti, lo shopaholism è considerato un disturbo del controllo degli impulsi.

Lo shopping on-line viene spesso descritto dai nostri pazienti come un’attrazione fatale. Alla stregua di tutte le altre pratiche compulsive basate sul piacere, anche il buyer compulsivo viene catturato in un vortice autoriverberante. Di solito si cade in questa trappola attraverso tre fasi (Nardone et al., 1999):

  • prima fase: la persona fantastica sull’oggetto del desiderio, visitando i numerosi siti specializzati;
  • seconda fase: la persona, in preda all’eccitazione pensando di aver trovato l’oggetto del desiderio, comincia ad avvicinarsi fino a eseguire l’acquisto. L’iter dell’acquisto dà eccitazione. In questa fase si è pervasi da sensazioni di benessere e felicità che azzerano quasi del tutto la capacità di pensare. Si vive uno stato dissociativo in cui vi è una sorta di perdita di controllo, simile a un raptus sessuale;
  • terza fase: è quella successiva all’acquisto. Vi è una specie di scarica delle energie accumulate. La persona si gode per qualche minuto il suo successo, ma immediatamente dopo il ciclo riparte. Questa sensazione è ancora più forte quando l’acquisto non è automatico ma, piuttosto, avviene tramite aste. Partecipando attivamente per vincere l’oggetto del desiderio, facendo dei rilanci per aggiudicarsi il trofeo, volta dopo volta, l’eccitazione aumenta sempre di più e con essa aumenta anche l’intensità della scarica.

La persona dipendente non riesce a trattenersi dall’acquisto. Tornando in sé, con il buon senso, la sensazione di piacere va via, mentre restano sensi di colpa, vergogna e sensazione di vuoto interiore. Ma è troppo tardi, ormai è tutto fatto.

Questa sequenza, praticata nel tempo, fa provare un piacere che trascina fino alla perdita di controllo e rende la persona schiava di ciò che la scatena. Gustave Le Bon (1923) dice: «Per molti, la libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù.

La consumopatia morbosa diventa un comportamento compulsivo basato sul piacere, struttura un rituale che dà una scarica di adrenalina. Nel tempo diventa come una droga che fagocita i veri piaceri fino a farli scomparire. Nella persona intrappolata resta solo il comportamento compulsivo di cui non si riesce a fare a meno perché nient’altro fa provare le stesse sensazioni (Nardone et al., 1999).

Nonostante la presenza sul territorio nazionale di vari centri specializzati che si occupano di dipendenze, raramente gli stessi soggetti dipendenti chiedono aiuto. Tante volte, infatti, sono i parenti affranti e disperati, che vivono un senso di impotenza nel gestire le conseguenze delle dipendenze, a chiedere aiuto per i propri cari e per loro stessi.

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